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Sanremo 2001, fra gli ospiti d'onore compare il sempreverde Pino Daniele con la sua nuova amante fra le braccia. Bionda? No, non parliamo di una donna, ma della sua nuova chitarra sperimentale. Già qualche anno fa il 'nero a metà' ci aveva presentato come sua concubina una classica molto particolare, la Paradis Avalon: superaccessoriata, Midi, suono da brivido. Beh, quest'anno ci stupisce di nuovo, andando ancora oltre, scovando in terra tedesca uno strumento decisamente avveniristico che segnerà la sua immagine nel futuro prossimo. A starlo a sentire sul palco dell'Ariston sembrava che al suo set di classica e voce non mancasse proprio nulla. Armoniche, spettro di frequenze, nessuna sbavatura e un attacco killer. Veniva spontaneo credere che un suono così provenisse da un processamento del segnale massiccio e costoso, ma mettendo le mani sullo strumento, anche nudo e crudo, quelle caratteristiche non sembrano affatto cedere. Bravo Pino!
CONSTRUZIONE
La chitarra si chiama Frame per un motivo molto semplice: il blocco centrale che costituisce l'anima dello strumento si stacca dai due tubolari che compongono la sagoma pseudo-chitarristica e che vengono alloggiati in una tasca della custodia, riducendo l'ingombro dello strumento a quello di una stecca da biliardo smontata. La parte centrale è composta di un blocco unico di mogano al cui interno sono ricavate delle camere tonali che garantiscono una maggiore risonanza del tutto; su di esso è incollata la tastiera in ebano che presenta una leggera riduzione di spazio intercorda (sul modello da noi testato, la "Modern Classic") e un'action da elettrica. Curiosa sia dal punto di vista estetico che esecutivo è la scelta di invertire i ruoli di capotasto e ponte, posizionando non solo le chiavi, ma addirittura l'intera paletta sul lato terminale del body, sotto la mano destra e troncando il manico vicino alla sinistra, un po' come le Steinberger. La chitarra utilizza le tipiche corde da chitarra classica senza pallino e il nodo va fatto sul capotasto anziché sul ponticello, il quale funzionerà a sua volta da tendicorde per la paletta.
I due tubolari in neoprene hanno prevalentemente la funzione di rendere lo strumento comodo da vestire, sia da seduti che in piedi, essendo il 'fucile' centrale totalmente instabile di per sé. Per quel che riguarda l'elettronica, la scelta è ricaduta su sellette individuali (Rmc) per ogni corda, il che permette una regolazione del balance davvero uniforme. I controlli si riducono ad un volume acustico e un volume Midi, entrambi posizionati sul lato del blocco di mogano rivolto a noi, molto vicini alla mano destra. Immaginando di avere la chitarra in braccio, avremmo quindi questi due potenziometri proprio di fronte ai nostri occhi. La connessione del jack da 1/4" è sistemata sul dorso del blocco centrale, stranamente a contatto con la pancia di chi suona, mentre il connettore Roland - nel caso del modello Midi - è sistemato sulla destra dei potenziometri, vicino alla paletta. L'opzione Roland ready è l'ennesimo dettaglio che fa ahimè lievitare il prezzo di questo simpatico giocattolo, ma è disponibile per ciascun modello prodotto dalla Frame anche una versione 'non Midi', ovviamente meno costosa.
IMPRESSIONI D'USO
La prima cosa che ci si aspetta da uno strumento così atipico dal punto di vista della forma è che in braccio sia scomodo. Niente affatto. La chitarra è bilanciata, aderisce bene al corpo, oltre ad essere una piuma. La disposizione dei controlli è invece abbastanza strana di primo impatto. Agire sulle chiavette è un po' scomodo, come in fondo lo è sulle altre chitarre di simile fattura, ma è una questione di abitudine. I potenziometri sono facilmente raggiungibili e abbondantemente più agevoli delle tipiche plance da classica amplificata. Testando la chitarra dal vivo, si è presentato l'inconveniente della posizione del cavo. Bastano, infatti, pochi movimenti a mettere in pericolo sia la connessione sullo strumento che lo spinotto del cavo stesso. Infatti, il nostro panci-no/one spinge sul binomio maschio/femmina in maniera pericolosa, aiutato anche dalla pressione del braccio destro. Forse un'altra posizione sarebbe stata più azzeccata.
Parlando di comodità, la Frame non ha nulla da invidiare ai rinomati modelli di classiche solid body come la Chet Atkins, anzi forse ha una scorrevolezza maggiore. La tastiera è molto ben lavorata e il tocco ne trae cospicui giovamenti.
Il suono ha veramente dell'incredibile. Se pur sia facilmente distinguibile la mancanza di una cassa armonica, il timbro è decisamente pieno e ricco di armoniche, grazie anche alle camere tonali. La scelta di utilizzare trasduttori separati per ogni corda dà i suoi frutti rendendo il volume ben equilibrato fra tutte e sei. Non solo, il volume è costante su tutta l'estensione della tastiera. La cosa più impressionante rimane comunque l'attacco. Dal morbido del polpastrello allo strappo di plettro la veridicità e la potenza della Frame è spettacolare e bastano un pre e un compressore per far sognare anche l'utente più smaliziato. Anche il sustain è notevole, soprattutto grazie al corpo unico fra body e manico. Di solito i due pezzi sono incollati insieme e la trasmissione delle vibrazioni fra i due ponti è compromessa, mentre in questo caso il loop di risonanza fra corde e legni è ininterrotto. Da segnalare forse una leggera carenza sulle frequenze acute, dovuta alla mancanza di un qualsiasi controllo tonale, in parte spiegata dall'indirizzo decisamente professionale dello strumento. Infatti il pubblico dei Pro's preferisce di solito strumenti neutri cui basti una leggera coloritura dal proprio setup o dal PA.
CONCLUSIONI
Se non fosse per il prezzo l'entusiasmo sarebbe maggiore, ma come al solito la qualità costa, specie se è semi-artigianale. Uno strumento da provare e mettere in preventivo se si ha bisogno di una classica dalla voce solida e penetrante, dal corposo sustain e dal peso e l'ingombro di una canna da pesca. Bravo Pino! (tanto te la regalano
).
Alberto Lombardi
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